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mercoledì 2 maggio 2012

Il mio primo 'primo maggio' da NON lavoratore

Quest'anno ho 'festeggiato' il mio primo 'primo maggio' da NON lavoratore, da quando mi sono diplomato.
Dal 1994 ad oggi (incluso un anno di militare), avevo sempre lavorato, in ogni modo.
Contratti a progetto, stagionali, interinali, a tempo determinato, sostituzione maternità, lavoro a nero...sono stato finanche uno dei fortunati a lavorare con un contratto a tempo determinato, in italia.
Ho sempre tenuto alla ricorrenza della festa dei lavoratori.
Anche in italia, seppur sia strumentalizzata dalla 'sinistra' politica, partecipavo con orgoglio al corteo mattutino, identificandomi nel gruppo di lotta comunista, l'unica area politica interessante nella variegata galassia di organizzazioni di (pseudo) sinistra italiane.
Da quando conosco la rep ceca ho imparato che il primo maggio non è solo 'rosso', anzi...qui sono i partiti e le organizzazioni di estrema destra ad organizzare la marcia a difesa dei diritti dei lavoratori, della 'working class'.

Ieri, comunque, ho trascorso la giornata diversamente dalle altre volte, senza alcun impegno politico-sociale.
Grazie al bellissimo tempo ed alle temperature estive, 30 gradi, record di temperatura negli ultimi 212 anni, sono andato alla 'diga di Brno', dove è possibile passeggiare e godere di una bella vista sul lago che si estende tra i boschi attorno.
Il tutto raggiungibile con comodissimi tram (nr. 1, 3 e 13), che partono dal centro ed in 25 minuti arrivano a destinazione.
Il piano iniziale era di sdraiarmi sul prato e godermi il caldissimo sole, ma poi ho deciso di camminare lungo il percorso attorno al lago, fermandomi a mangiare qualcosa sulla riva.
Cammina che cammina...sono arrivato al castello di Veveri, a circa 7 km dalla diga dove era iniziata la mia passeggiata.
Non essendo ben equipaggiato per il percorso da trekking, ho fatto dietro-front, percorrendo, comunque, 14 km in totale

Ecco una carrellata di foto:












mercoledì 30 novembre 2011

Ma perchè lasci il tuo posto di lavoro?

Già, che matto irresponsabile che sono!
In fondo si tratta di una florida società, per la posizione che hai lo stipendio ti permette di vivere dignitosamente, l'ambiente è giovane, dinamico, amichevole.

Certo niente di glamour, ma non avendo mai avuto voglia di studiare, essendo un ignorante, non potrei chiedere di meglio.

Basterebbe non pretendere di avere un poco di coscienza, non guardarsi allo specchio, non CONTROinformarsi, lasciare il cervello collegato alla tv, e permettere un sano lavaggio dei già destabilizzati e stanchi neuroni.
E poi via, con interessanti progetti, comprare una casa con un mutuo trentennale, sposarsi ed avere dei figli, trascorrere il weekend in ikea ad arredare il nido d'amore, celebrare le feste comandate, una macchina nuova, contare i giorni che ti separano dalla pensione che mai arriverà, andare mettere una crocetta su un simbolo credendo di aver contribuito alla vita politica prendendoti le responsabilità.

Ma si, che bello, ed invece ora, cosa ti aspetta?
Incertezza, nessuna direttiva, tempo sprecato a casa senza un lavoro, nessun'entrata e solo uscite, cinghia tirata, attenzione alle spese inutili ed agli sprechi, una vita low cost.

Quasi quasi ci ripenso, infatto mi hanno detto che saro' sempre il benvenuto in azienda, oppure potrei cercare un altro lavoro, salariato, aiutare l'economia a crescere, stare dalla parte buona, produttiva, sana della società.

Ma si, ci ripenso.

Aspetta, fammi leggere questa email che mi è appena arrivata:

30 November, 2011

To:
All Mot..ola Solutions EMEA Employees

From: Travis Hen.veld, Director United Nations and Multinational Accounts, Worldwide Field Operations EMEA

United Nations & Multinational Accounts Team Organisation

As we celebrate the recent extension through June 2016 of Mot..ola Solutions’ Long Term Agreement with the United Nations (UN), we continue to build a Multinational Account Sales team that will allow us to go deep and wide with valuable and strategic customers.

Last year, Malika Ao.jdad joined the UN account team from the Middle East Africa Radio Channel organization. Since then, her focus has been on strengthening our presence in the Enterprise space within the UN community, by developing a stronger relationship with relevant end customers and channel partners. We now have secured UN Long Term Agreements for both the MC9000 and MC65 products, and identified a pipeline of upside opportunities for 2012. JC Gon.alez also joined the team last year, as we combined efforts with Latin America (LACR) to develop the UN business in this region. The results are paying off, and we just secured the largest UN channel order to date, an ASTRO systems expansion project for UNOPS Argentina.

Now, I am pleased to announce that Wolf.am Spoe.lein has joined the team as Global Account Manager for the Nestle account. Like the UN, Nestle appreciates enormously Mot..ola Solutions’ product and services portfolio, and has a significant operations footprint in EMEA. In his new role, Wol.ram will report directly to me, and will also manage our relationship with Phillip Morris International. I would like to take this opportunity to thank Peggy Da.ison for her continuous support with the Nestle account during 2011, on top of her role as Global Client Program Lead.

...notizie personali non importanti...

Please join me in welcoming Wol.ram to the team, and thanks to all for your continued support in helping to develop our business with global customers.

Best regards



Travis Hen.veld
Director United Nations and Multinational Accounts
Worldwide Field Operations EMEA




Menomale che l'ho letta, ora sono ancora piu' convinto della mia scelta!

martedì 29 novembre 2011

Un consiglio agli italiani

Mi permetto di elencare alcuni consigli (personali chiaramente, quindi da prendere per quello che sono) agli italiani che in questi giorni cercano lavoro all'estero ed in particolare a Brno, a quelli che hanno mandato un cv per la posizione che si è aperta da quando ho dato le dimissioni e che ho seguito ed ascoltato nelle numerose 'interview' fatte da colleghi.

-L'inglese è richiesta come lingua base, anche se si fa domanda di lavoro con l'italiano, ma OGNI contatto con colleghi, dipartimenti, comunicazioni interne ed esterne, sono in inglese.
Io non sono un esperto, faccio ancora tantissimi errori, ma se scrivete che il vostro inglese è fluente solo perchè l'avete imparato a scuola, qualcuno si aspetta che realmente lo sia.
-Ricevere una telefonata per un colloquio alle 10 del mattino e dire che si è stati svegliati da quella telefonata, probabilmente non porterà a nulla di buono (episodio REALMENTE successo).
-Muovere le mani, gesticolare per spiegare un concetto, via telefono, non ha la stessa efficacia che potrebbe avere se fatto davanti all'interlocutore.
-Chiedere al primo colloquio telefonico quanto è lo stipendio offerto, di solito non è mai un'ottima domanda, lasciate che qualcuno vi chieda quanto volete.
Se proprio vi viene chiesto se avete delle domande, fatene di diverse, magari informarsi sull'orario di lavoro, dove è locato l'ufficio e se facilmente raggiungibile, quante persone lavorano nel team, ma (parlo del primo colloquio telefonico, che di solito serve SOLO a scremare i candtati) è meglio non entrare troppo nei particolari, potrebbe essere uno spreco di tempo ed energie per entrambi.
-Lavorare all'estero, oggi, non è cosi' complicato come nei decenni scorsi, ma ancora richiede un forte spirito d'adattamento.
Almeno che non vogliate portarvi la mamma con voi, non aspettatevi che qualcuno vi spieghi tutto.
Trovare casa, arredarla, informarvi su eventuali documenti, burocrazia, la vita di tutti i giorni, dovrete essere voi ad organizzarvela.
Qualcuno potrebbe essere disponibile a dare suggerimenti ed offrire aiuto in alcune circostanze, ma CONTATE SOLO SU VOI STESSI!
-Mentre si ha un colloquio telefonico, si ha certamente maggiore libertà d'azione, ma si possono anche sentire alcuni rumori, evitate di accendere il gas della macchienetta del caffè e versarvelo quando è pronto(episodio REALMENTE successo).
-All'estero (almeno per mia esperienza diretta) essere amici di tizio o caio, fare i 'simpatici' con i capi, non assicura successo, promozioni, aumenti di stipendio.
Solo i risultati personali contano.
-Se mentre siete al telefono per il colloquio vi dovesse squillare il secondo telefonino, evitate di rispondere.
Anche se solo telefonicamente, considerate di essere ad un vero colloquio (episodio REALMENTE successo).


Per tutto il resto, non esiste una formula magica, ma credo che essere se stessi sia sempre preferibile, mostrare interesse, informarsi preventivamente sull'azienda, volontà ad imparare ed integrarsi in un gruppo nuovo.

In bocca al lupo!

venerdì 19 agosto 2011

Ecco come si fa

Con colpevole ritardo assisto (e mi piace pubblicare) ad una lezione del genere, una lezione con parole tanto piene, chiare e dirette, che non riesco ad aggiungere altro, se non che, in fondo al tunnel, intravedo la luce.

Come si fa

Anche l’amore nel tempo precario/ è diventato una cosa per vecchi,/ un privilegio di anziani amanti/ che hanno del tempo da dedicarsi/ Noi eredi di un secolo feroce/ che rispettava soltanto il futuro,/ siamo il futuro promesso,/ l’ultimo forse però, perché il profitto/ non rispetta né il domani né l’adesso.

Il patto è stato cancellato/ perché la regola non vale nulla/ quando non c’è la forza per imporla./ Ora ciascuno è privato,/ e solitario elabora segnali/ sullo schermo mutevole che irradia/ intima luce ipnotica. Riceve/ ordini telefonici, e risponde/ con voce allegra perché non è concesso/ ch’altri conosca l’intima afflizione/ che ci opprime./ Talvolta sul contratto di assunzione/ è compresa una norma che ti impegna/ a non suicidarti./ Questo non ferma certo l’espansione/ dell’esercito immenso di coloro/ che levano la mano su se stessi./

Nel solo mese di maggio/ all’azienda trasporti di Bologna/ si sono uccisi tre lavoratori./ Dieci anni fa erano tremila/ i conducenti degli autobus cittadini,/ oggi sono soltanto milleduecento/ e il traffico non è certo meno intenso./ Alle officine Foxsson/ si danno fuoco giovani operai./ A migliaia s’immolano/ i contadini indiani,/ alla Telecom France/ si ammazzano a decine per il mobbing./ In molte fabbriche italiane/ minacciano di buttarsi giù dal tetto./ E’ un sistema perfetto/ razionale, efficiente, produttivo./ Chi s’ammazza è un cattivo/ cittadino che non ha capito bene/ come funziona il nuovo ordinamento./ Devi essere contento,/ partecipi allo sforzo collettivo/ che rilancia la crescita e impedisce/ che il deficit sorpassi il tre per cento.


Brucia ragazzo brucia/ brucia la banca centrale/ e quella periferica./ A poco servirà, purtroppo/ Perché i numeri che ti rovinano l’esistenza/ Non sono conservati in nessuna banca,/ neppure in quella centrale./ Vagano nell’infosfera/ E nessuno li può cancellare./ I nemici nascosti sono numeri/ Null’altro che astratte funzioni,/ integrali, algoritmi e deduzioni/ della scienza economica./ Ma come puoi chiamare scienza/ questo sapere che non sa niente/ questo assurdo sistema di assiomi/ di tecniche che spengono la vita/ per non uscire dalle previsioni/ di spesa?/ Non è una scienza, è una superstizione/ che trasforma le cose in astrazione/ la ricchezza in miseria/ e il tempo in ossessione./

Meglio andarsene di qui, ecco come si fa./ Meglio lasciare vuoto/ il luogo dell’obbedienza e del sacrificio./ Meglio dir grazie no a chi ti propone/ sopravvivenza in cambio di lavoro./ Impariamo a essere asceti/ che non rinunciano al piacere né alla ricchezza/ ma conoscono il piacere e la ricchezza/ e perciò non li cercano al mercato./ Come gli uccelli nel cielo/ e come i gigli nei campi/ non abbiamo bisogno di lavoro/ né di salario, ma di acqua e di carezze,/ di aria, di pane, e dell’infinita ricchezza/ che nasce dall’intelligenza collettiva/ quando è al nostro servizio, non al servizio/ dell’ignoranza economica.

Se vuoi sapere come si fa/ io posso dirti soltanto/ quello che abbiamo imparato dall’esperienza./ Non obbedire a chi vuole la tua vita/ per farne carcassa di tempo vuoto./ Se devi vendere il tempo in cambio di danaro/ sappi che non c’è somma di danaro/ che valga il tuo tempo./

E’ comprensibile che qualcuno pensi/ Che solo con la violenza/ Possiamo avere indietro/ Quello che ci han sottratto./ Invece non è così,/ - dispongono di armate professionali/ che la gara della violenza la vincerebbero/ in pochi istanti./ Quel che puoi fare è sottrargli il tempo della tua vita./ Occorre diventare ciechi e sordi e muti/ quando il potere ti chiede/ di vedere ascoltare e parlare./

L’esodo inizia adesso/ andiamocene via/ ciascuno col suo mezzo di trasporto./ Meglio morto/ che schiavo dell’astratto padrone/ che non conosce/ dolore né sentimento né ragione./ Ma meglio ancora vivo/ senza pagare né il mutuo né l’affitto./ Quel che ci occorre non è nostro/ se non nel breve tempo di un tragitto./ Quando arrivi parcheggi,/ lasci le chiavi e lo sportello aperto/ per qualcun altro che deve spostarsi/ nella città, sui monti o nel deserto./

Ecco come si fa./ Si smette di lavorare/ ché di lavoro non ce n’è più bisogno./ Occorre svegliarsi dal sogno/ malato della crescita infinita/ per veder chiaramente/ che c’è una bolla immensa di lavoro inutile/ che si gonfia col nostro tempo./ Inventiamo una vita che non pesa,/ Che non costa./ Una vita leggera./

E poi sai che ti dico?/ Non ti preoccupare del tuo futuro/ Che tanto non ce l’hai. E’ tutto destinato/ A pagare l’immenso debito accumulato/ Per ripianare il debito delle banche./ Il futuro di cui parlano gli esperti/ è sempre più tetro ogni giorno/ che passa. E’ meglio che diserti/ e comunichi intorno/ il lento piacere dell’essere altrove./ Ecco come si fa.


giovedì 2 dicembre 2010

Rep ceca vs Irlanda

Sono chiaro fin dal titolo, senza tanta retorica o ipocrisia, mi accingo a stilare dei punti di comparazione tra questi due paesi, dove ho vissuto esattamente 18 mesi.
Esprimo giudizi molto personali, criticabili facilmente, perchè sono una persona semplice e non uno dei tanti illustri professori che affollano la rete e che parlano solo in base a ponderate teorie ed analisi approfondite e inoppugnabili.

18 mesi dicevo, da ottobre 2008 ad aprile 2009 a dublino, da giugno 2009 ad ora in cechia, un intervallo di due mesi nella bellissima innsbruck tra le due destinazioni.
Dopo 6/7 mesi a dublino, avevo già deciso di andare da qualche altra parte, con l’arrivo dell’inverno mi sto ponendo dei dubbi anche qui, ma cerco di stringere i denti.
Se decidero’ di lasciare Brno sarà per una scelta di vita drastica, non per cercare ‘fortuna’ in qualche altro paese, ma di questo non voglio parlarne ora...

Allora, iniziamo...
Di solito si associa dublino all’irlanda, così come praga alla rep ceca, giusto o sbagliato, voglio partire da questo punto, diciamo turistico.
Dublino è una città bruttina, che si riduce alle visite nei pub ed alla guinness store factory, qualche attento turista visitirà il bel trinity college, il book of kells, magari una bella passeggiata nel parco cittadino piu’ grande d’europa.
Praga è una città ricca di arte, la visita al castello richiederebbe quasi un’intera giornata, chi è interessato in cultura e architettura rimarrà facilmente colpito dalla bellezza della piazza storica, dalle stradine nel centro.
Due diverse ‘atmosfere’; giovanile e godereccia la prima, romantica e ‘artistica’ la seconda.
Ho notato come molti vadano a dublino o in irlanda maggiormente informati, con il mito della birra, dell’irish breakfast, mentre sono facilmente impreparati alle abitudini ceche.
Nell’immagine di molti gli irlandesi sono simpatici, cordiali, disposti ad aiutare i turisti in difficoltà, a scambiare due chiacchiere nel pub, i cechi sono chiusi, riservati, burberi, scontrosi, poco educati.
Anche la lingua e l’approccio con la popolazione è diverso, il ceco non è una lingua conosciuta e facile da assimilare, l’inglese lo è ed è facile farsi capire e capire (sono stato molto leggero su questo argomento...mi è capitato di sentire anglofoni lamentarsi di non capire come parlano gli irlandesi...).
Passando all’analisi (personale) dei due paesi, mentre l’irlanda era povera ed è stata aiutata dall’europa, accettando l’€, ha avuto quasi due decadi di ricchezza, opulenza diffusa, salvo poi girare le spalle a chi l’ha aiutata, l’eu, durante il referendum per il trattato di lisbona, votando NO (spesso con slogan e propaganda semplicistica e quasi razzista, tipo ‘per salvare i lavoratori irish’ dopo che la città è stata letteralmente costruita con le braccia ‘polish’ e le menti di ‘italian’, ‘spanish’ e tantissimi europei e non che hanno lavorato li) ma cambiando idea dopo pochi mesi, coinvolti e travolti dalla recession...oggi credo che le notizie sullo stato dell’economia irlandese siano di pubblica conoscenza, ancora una volta mamma eu aiuterà la piccola e simpatica isola verde, terra di fate e gnomi.
La rep ceca viene da una brutale repressione, una dittatura crudele, quella russa, una povertà estrema e diffusa, che l’ha fatta vivere in uno dei periodi piu’ neri della sua storia, mentre in precedenza era uno degli stati piu’ ricchi e produttivi dell’europa.
Dopo la ‘libertà’ a piccoli passi l’occidente ha conquistato, colonizzato il paese, soprattutto praga è la fotocopia di una qualsiasi città tedesca, italiana, inglese...ma il paese mi sembra continui a tenersi stretta la sua identità.
La propria moneta, i propri usi e costumi, una politica quasi antieuropea (secondo qualcuno per risentimenti verso l’eu che non ha mai mosso un dito per difenderli dalle conquiste ed invasioni sia na.iste che bolsceviche...).
Da notare come il trattato di lisbona, qui sia stato votato favorevolmente dal popolo, ma non firmato dal presidente della republica, vaclav klaus, un economista e secondo qualcuno, uno dei pochi ad aver realmente letto e capito il trattato.
Altra differenza sta nella gestione dei rapporti con un vicino di casa.
Irlanda con Uk e irlanda del nord, simili ma nemici estremi, anni di lotte, bombe, repressione subita e ‘terrorismo’ esportato.
Rep ceca e Slovacchia, uniti, simili e poi divisi, senza alcun problema, senza alcuna tensione.

A margine se a dublino c’è il czech inn, pieno di gente che beve birra ceca, a Brno c’è un irish pub vuoto perchè nessuno spenderebbe 5 volte tanto per bere una birra che normalmente si puo’ avere per meno di 1€...

Ora passo ad analizzare piu’ in dettaglio la mia esperienza di vita nei due paesi.
Partendo dalla base, da fatti concreti.
Il lavoro e gli stipendi sono sicuramente diversi, ambienti informali e multiraziali/culturali in irlanda, piu’ dimessi ed austeri in cechia, stipendi incredibilmente esagerati da una parte, ponderati dall’altra.
Se a Dublino molta gente riceveva aumenti e promozioni ad ogni cambio di stagione (prima della trasformazione della celtic tiger in un gattino affamato ed impaurito) qui durante la crisi ho visto e vissuto senza grossi problemi la congelazione dei pochi benefit aziendali riconosciuti.
Ero abituato da una parte a feste aziendali ogni due/tre mesi, con migliaia di € versati in alcool e decorazioni varie, competizioni tra team con premi, mentre solo quest’anno dopo un duro lavoro e visti i buoni risultati, l’azienda ci riconosce il party di natale preparato con con qualche eccesso e lusso.
Da una parte ho visto lo spreco con le conseguenze che oggi si vedono, dall’altra vedo una maggiore attenzione, direi quasi serietà nella gestione dell’economia.
I team building qui, consistono in una cena (o qualsiasi altra attività) con 400czk di budget a testa (meno di 20€), a dublino ricordo che andammo alla corsa dei cani ed avevamo a disposizione il bar dell’ippodromo, catering vario, per una spesa di almeno un centone a testa (pagato dalla società).
Lo stipendio...a Dublino quando vedevo la cifra che ricevevo sembravo quasi non crederci, eppure ero il povero della nazione, ricevevo indietro una percentuale delle tasse pagate, perchè lo stato immaginava che non potessi vivere con cosi’ poco, quelle 1800/1900 € nette al mese servivano a pagare l’affitto di una cameretta a 500€ (spese escluse), mezzi pubblici, mangiare e divertimento vario ma attento agli sprechi.
Non ricordo di essere mai andato ad un ristorante, perchè era fuori dalla mia portata, ricordo che ogni serata fuori significava spendere tra alcool e taxi una cinquantina di €, ricordo che una pizza da domino, mangiata a casa, costava sui 15€...
Oggi guadagno quasi 1000€ al mese, che è uno stipendio di poco superiore alla media, vivo in una bella casa, vado a ristorante anche due volte a settimana e quando esco a divertirmi posso farlo spendendo meno di 10€.

I servizi che le due nazioni mi offrono?
In irlanda se stavo male dovevo andare da un dottore generico, pagare per la sua visita (sulle 40 carte...) e per ricevere la prescrizione dei medicinali, qui il servizio medico è accessibile a tutti gratuitamente, se il dottore richiede dei test si pagano circa 50 czk (2€)...
Sono andato dal dentista in irlanda: 500€ per non avermi curato bene, qui è gratis perchè tutti hanno l’assicurazione (che la società mi paga).

In irlanda ogni mattina e sera bestemmiavo san patrizio e tutti i suoi amici in attesa del bus che fino a 4 fermate ti chiede solo 1,20€...chiaramente essendo un paese dove piove pochissimo molte fermate non prevedevano una tettoia per ripararsi dalle shower ed era bello stare in coda prima di salire sul bus con un kilo di monetine per avere un biglietto, e se per disgrazia avevi solo banconote, nessun problema, ti rilasciavano una ricevuta per andare in centro (ad orari d’ifficio) e ricevere indietro il tuo resto...una rapina legalizzata!
Qui so che al minuto indicato sulla tabella, il bus e tram arriveranno, ogni mattina esco esattamente alla stessa ora ed arrivo esattamente alla stessa ora in ufficio, un abbonamento trimestrale mi costa circa 50€ (1280czk) quindi meno di 20€ al mese, a dublino era (se ben ricordo) 21€ a settimana, escludendo i bus notturni che invece qui sono garantiti.
Stress da ‘commuter’ abbattuto radicalmente.
Il fine settimana, quando lavoravo o volevo muovermi, dublino era una città fantasma, nessun mezzo prima delle 9, peccato che abbia fondato la sua fortuna sui ‘call centre’ che lavorano anche nei festivi...

Clima...hmm qui si apre un argomento difficile, in questi giorni sto soffrendo al pensiero del lungo, freddo e nevoso inverno, già ieri abbiamo avuto un cospicuo anticipo, circa 20 cm di neve, traffico in tilt, sono arrivato in centro con 20 minuti di ritardo...ma se penso alle altre stagioni non ho grossi traumi.
In irlanda, l’inverno era forse la stagione migliore, visto che il freddo non è mai intenso e la neve una rarità, il resto dei mesi, li trascorrevo spesso sotto la pioggia, almeno una volta al giorno.

Ragazze...anche qui difficile dare un gioudizio equilibrato, sono facilmente attratto dal gentil sesso, ogni donna sa offrire qualcosa di bello (non è una metafora...), ma raramente ho girato lo sguardo verso una bella passante quando ero in irlanda, risparmio altre considerazioni poco eleganti, dicendo semplicemente che reputo le irish le piu’ brutte donne europee (in generale s’intende).
Le ceche non hanno una bellezza straordinaria, spesso si curano poco, pongono poca attenzione ad atteggiamenti e vestiti, eppure in generale sono discretamente belle.
Ma vorrei parlare molto piu’ del tipo di rapporto che si puo’ avere con una ceca.
In passato non mi era mai capitato di uscire a teatro con una ragazza, qui mi è capitato piu’ volte, non mi era mai capitato di andare in un museo, qui mi è capitato, di andare ad un concerto jazz con una ragazza, qui mi è capitato, il che le rende molto piu’ piacevoli ed interessanti.

Divertimenti e tempo libero...detto che i costi sono assolutamente diversi, anche le offerte lo sono.
Viaggiare per il paese è piu’ a buon mercato ed efficente qui, cosi’ come fare sport.
Nel fine settimana i cechi lasciano la città e li vedi pedalare, fare trekking, camminare nei boschi e colline vicine, rilassarsi nei cottage, casette molto spartane appena fuori città o nei paraggi.
Devo dire che sto dimenticando cosa sia un concerto, qui l’offerta è molto piu’ limitata, ma a dublino mi sarei dovuto fare due conti in tasca per andarci (60/70/80 €...).
Un punto assolutamente a favore dell’irlanda è la legge antifumo nei locali pubblici, pollice verso per la cechia, sto iniziando ad odiare pubs e clubs che però nella bella stagione possono aprire terrazze all’aperto.
Shopping ottimo a dublin, con vasta varietà di brand e prezzi competitivi, mentre qui vestirsi bene è ancora un lusso e difficilmente si trova cosa si vuole realmente.
Eventi gratuiti all’aperto molto meglio Brno che dublin, dove tutto si paga profumatamente.
Cinema li frequento piu’ qui, avendo scoperto il piacere delle sale in vecchio stile, con proiezioni di qualità, settimane tematiche e non i mostri multisala nei centri commerciali che sparano dolby surround ed effetti speciali.
Qui mi manca il mare, ma ho un gradevole lago cittadino, mentre a dublin non ho mai avuto il piacere di sdraiarmi a prendere il sole sulla costa.

Tutto questo per dire che non rimpiango la mia scelta, ho lasciato un lavoro che mi piaceva, mi divertiva e mi permetteva di risparmiare, ma che era diventato l’unico momento piacevole della mia permanenza.
Qui sono arrivato per altre ragioni, per gli amici, per un amore che è finito ed uno che è arrivato, per uno stile di vita diverso, meno consumista e materialista, meno legato alle apparenze.
Libero e coerente con la mia personalità, burbero e distaccato, come un ceco che non ti saluta e non ti chiede ‘how are you?’ se non ti conosce bene...

Prola del giorno: Jak se mas? - Come stai?

venerdì 16 aprile 2010

L'orgasmo mancante

Ancora una volta ammetto di aver usato un titolo di 'richiamo' e non parlerò dei miei insuccessi sotto le lenzuola :)
Mi faccio un pò pena, come faceva pena 'l'autorevole' panorama che espone/va mercanzia femminile su ogni copertina.

L'orgasmo di cui intendo parlare è la metafora che un mio vecchio allenatore di calcio, usava con me, per invogliarmi a metterci anima e corpo in quello che facevo.
"Dov'è l'orgasmo?!" mi urlava, quando da ragazzino avevo classe e piedi buoni, ma non polmoni e grinta per correre sui prati verdi.
Toccavo la palla svogliatamente, spedendola però dove volevo, trotterellavo a metà campo, mentre i compagni sudavano e correvano per me.
Ho giocato a calcio fin da bambino, dai 'pulcini' di una scuola calcio del Napoli, ai tempi di Castellini, Krol, Musella...giocando il sabato pomeriggio nel glorioso San Paolo, fino ad un paio di apparizioni in prima squadra, nella seconda categoria lombarda.
Cambiavano le squadre, i campi da gioco, ma non la mia apatia, che mi ha visto lasciare il gioco del calcio, tanto amato, pur di fare a meno di allenamenti e corse.

Questo orgasmo mancante l'ho ritrovato negli anni seguenti, nei tanti ambienti di lavoro da me girati.
Solo che questa volta, mi ritrovavo io nella parte del mediano e tanti altri attorno a me, a 'giocare' senza impegno.
Senza un titolo di studio universitario, spesso lavorando con contratti a tempo determinato, interinali, stagionali, sostituzioni di maternità, stavo di fianco a colleghi che potevano parlare delle loro tesi di laurea, degli studi, dei curricula che garantivano ingegno e pretendevano diritti, posizioni e retribuzioni migliori.
In tanti anni ne ho viste molte, situazioni che mi hanno fatto ripensare, non poco, al valore attribuito agli studi, che si scontra con al realtà dei fatti e la reale capacità dimostrata.
Non sempre è andata così, devo essere sincero, ho imparato molto a fianco di ragazzi che in un secondo trovavano soluzioni, parole ed idee giuste per risolvere le problematiche.
Nel mio piccolo, da ormai dieci anni, mi occupo di questo.
Problem solving, nell'ambito dell'assistenza ai clienti delle aziende per cui ho lavorato (e lavoro).
Un lavoro umile, semplice per molti, snaturalizzato e ridotto ormai a numeri e statistiche, ma che, ostinatamente, continuo a credere ci voglia passione e volontà per poter svolgere bene.

In quelli che la gente chiama 'call centre' ci sono sempre più 'dottori' ed 'ingegneri' che quando vengono assunti si considerano di passaggio, sicuri che il pezzo di carta, gli farà guadagnare presto posizioni di maggior prestigio.
Questi fiori dell'intellighenzia, 'giocano' senza 'orgasmo'.
Il mio non è un discorso da aziendalista, sono l'ultima persona sulla faccia della terra a poterlo fare.
Quello che mi spinge a metterci impegno, durante le ore di lavoro, è solo la volontà di mettermi a disposizione di chi chiama o mi manda una email, perchè ha bisogno di aiuto.
Perchè è un cliente, come lo sono io, nella mia vita, 'Emo ergo sum' - compro dunque sono, figlio di questa società.

Da un laureato con i miei stessi anni di esperienza (eh già, perchè non tutti i dottori ed ingegneri, riescono a raggiungere le agognate posizioni di prestigio), mi aspetterei di poter imparare qualcosa.
Negli anni di lavoro all'estero, ho notato ancora di più il livellamento verso il basso nella qualità del lavoro.
Lungi da me difendere gli italiani (ci mancherebbe!) o parlar male di altri popoli (come prima: ci mancherebbe).
Ho notato però un atteggiamento ancora più remissivo nei colleghi stranieri, giovani 'dottori' appena ventenni, con pezzi di carta delle prestigiose università nord europee, dai quali non ho avuto il piacere di sentire mai un'idea, un punto di vista, un possibile miglioramento al 'modus operandi'.
Ad un italiano se dici di fare qualcosa in un tal modo, aspettati che la faccia, ma in ogni via alternativa, possibilmente diversa da quella che gli era stata richiesta.

Nel mio attuale lavoro, dobbiamo seguire procedure standard, riempire form, fare determinate domande per ogni inquiry ricevuta.
Nel team, internazionale, ognuno lo fa, seguendo diligentemente gli script.
I due italiani hanno, invece, il loro metodo personale.
Davvero personale, perchè ad un cliente che chiama, non riesco a fare le stesse domande, sempre uguali, come ad un interrogatorio della polizia.
Se ricevo una richiesta di informazioni, la elaboro, non seguo le procedure a scatola chiusa.

Chi è più intelligente di me, più titolato di me, non dovrebbe, ad esempio, chiamare un cliente, di venerdì, alle 12 circa, negli Emirati arabi uniti.
Come gli è stato, giustamente, fatto notare dalla stessa persona contattata, oltre ad essere il giorno di festa, il venerdì per gli arabi, stava chiamando anche durante il pranzo...

"Dov'è l'orgasmo?!"

Parola del giorno: Zlatá Muška - mosca d'oro